proprio oggi mentre spulciavo nel mio pc ( assieme a molti file porno) ho trovato cosa anni fa scrivevo dopo ovviamente aver ascoltato il mio cantante preferito " Masini" a voi i commenti, anche cattivi. Titolo " LA CORSA"
Concentrato, sicuro di se, abitante di un altro pianeta : così, proprio così appare l’atleta che si sta preparando ad una corsa ad ostacoli. Lui sa bene che si deve concentrare su ogni singolo ostacolo per tentare alla fine di essere il numero uno…. Il più veloce, il più preparato…. “Il vincente”.Ma se pur sia molto difficile la gara in se stessa l’atleta ha un vantaggio, un’enorme vantaggio.Lui sa che ogni ostacolo ha la stessa altezza, e che la distanza da ogni ostacolo è sempre la stessa.Ma provate ad immaginare se un’ostacolista dovesse superare i suoi ostacoli posti a distanze ed altezze diverse ,dovrebbe per ogni ostacolo improvvisare una rincorsa e ricercare ogni volta una tecnica di salto.Sarebbe impossibile, o per lo meno, molto ma molto più difficile della normale prova inoltre il tempo finale sarebbe più alto ma non paragonabile agli altri atleti.Infatti ostacoli a bassa altezza portano inevitabilmente vantaggi a velocisti mentre al contrario ostacoli molto alti porterebbero vantaggi ad atleti meno veloci ma più tecnici e il tempo finale sarebbe soltanto determinato dalla fortuna e o da una singola abilità fisica.In uno di quei momenti della mia vita in cui il sigaro è il dominatore del mio tempo perso e dove la mie strane idee si uniscono al fumo che esce dalla mia bocca, mi è sembrato molto logico paragonare questo strano tipo di corsa ad ostacoli alla nostra strana vita.Infatti le domande che sempre si è posto l’uomo “cosa è la vita?” , “qual’è lo scopo della vita?”forse non hanno e non avranno risposta ma una cosa è certa la vita di un uomo è molto ma molto simile a quella strana corsa ad ostacoli. Ne è la prova la nostra quotidianeità che ci porta giorno dopo giorno ad affrontare alti o bassi “ostacoli”di diverso genere(ostacoli lavorativi sentimentali etc.).Ma in che modo l’uomo affronta i suoi ostacoli nella sua breve corsa ? Bhe! Come ho detto prima bisogna inventarsi ogni volta una “rincorsa” che ci prepara a superare il nostro problema.Cosa in realtà è questa rincorsa ? Io credo che il nostro preparasi ad affrontare un problema sia molto soggettivo ed appunto varia da persona a persona . Come persona anch’io ho un mio personale modo di affrontare i problemi ma ciò che mi ha colpito è come persone di un certa esperienza di vita vanno incontro a problemi. Mi è capitato di osservare come persone colte cerchino sempre di capire il vero problema (Chi capisce bene la domanda ne conosce già per metà la risposta ) mentre persone più pragmatiche e meno riflessive ne affrontino subito di petto.Non vorrei mai entrare nel merito di giusto o non giusto di metodi (sono pur sempre soggettivi) ma vorrei solo capire che tipo di rincorsa prende colui che non affronta i suoi problemi.Cioè vorrei capire se il restare in una fase di stallo sia davvero una preparazione ad eventuali problemi.Quindi perché … perché un uomo teme di superare un ostacolo? Forse non si sente pronto … troppo banale pochissime sono le persone che dinanzi a problemi ne conoscono già la soluzione .Forse vuole solo rimandare a domani o a quando non si sa…il tempo aiuta è vero ma l’ostacolo resta .A volte penso che alcuni uomini non affrontino gli ostacoli che si trovano davanti solo perché superandolo potrebbero avere dinanzi ostacoli molto più grandi, altre penso che esiste davvero un “beneficio del dubbio”.Infatti ed è a questo che volevo arrivare: il non voler superare un’ostacolo è segno di preparazione o è segno di insicurezza e paura?Dato per certo che ciò che non conosciamo ci fa sempre un po’ paura la prima cosa più “logica” da fare è quella di conoscere al meglio ciò che non si conosce per limitare al minimo quello strano sentimento che ogni uomo ha: la paura.La cultura, sinonimo più elegante della conoscenza, è qualcosa che da sempre poeti e filosofi dei secoli passati hanno trattato nelle loro opere dandone definizioni e ritenendola strettamente indispensabile nella vita di un uomo.Il mio primo e unico libro letto, da questo qualcuno giudicherà la mia poca cultura, ho capito molto…. Forse troppo.Infatti in questo libro, di cui non farò il nome, si parlava di cultura,o meglio verità, dal quale due personaggi non molto fittizi di pensiero ed idee completamente opposte ne traevano linfa vitale.Uno di questi due strani ceffi credeva che la verità o sapienza era e poteva solo essere scritta cioè per poter dire di essere una persona sapiente un uomo deve leggere e deve interpretare e trarne il concetto di base.Dall’altra parte vi era chi credeva che per essere considerate persone di una certa cultura e sapienza bisognava avere una certa esperienza di vita e una buona mente per saper collegare,ricordare e capire quegli eventi umani e naturali che ci circondano.In pratica ci si trova davanti due modi diversi di apprendimento: uno strettamente mentale un po’ reazionario che si basa sullo studio di libri e testi ritenendo questi pilastri fondamentali della cultura. L’altro più pratico che si basa sulla teoria empirica, scientifica,un po’ progressista e che porta a considerare ciò che è esperienza tangibile vera e unica fonte di sapienza.Io penso che questi temi siano molto attuali nonostante se ne parlasse già molto ma molto tempo fa.Ma se pur così lontane tra loro quelle due teorie sono per un certo verso simili ed è solo analizzando ciò che hanno in comune possiamo forse arriva a spiegare alcuni interrogativi che abbiamo lasciato in sospeso poche righe fa.Partiamo da lontano…… l’uomo viene o si è inserito(dico così per dare ragione ad entrambe le teorie principali sulla nascita dell’uomo sul pianeta terrestre) sulla vita terrestre da prima come animale allo stato brado e solo col passare del tempo si è “evoluto”, ma nella sua vita è sempre stato attivo .Cioè era attivo quando cacciava e mangiava ma era attivo anche quando pensava a realizzava progetti.Infatti secondo me quelle due teorie sulla sapienza hanno in comune che in entrambe la posizione dell’uomo nei confronti della cultura è attivo.Infatti per apprendere in un caso bisogna leggere ed interpretare la sapienza già scritta , dall’altra parte per conoscere bisogna fare della esperienze di vita.Ma mi domando: è possibile che l’uomo per “avere” qualcosa deve essere attivo? E forse è proprio quell’essere attivo che ci porta crearci ulteriori complicazioni.Certo è vero l’uomo se non mangia e se non beve muore ma … l’uomo quando è messo alle strette della vita tenta il suicidio.Quindi non è forse meglio restare passivo nei confronti di ciò che ci accade attorno? Ciò che abbiamo appreso non è forse sufficiente per vivere?Ed ecco che il beneficio del dubbio cioè quella fase di stallo che ci si pone dinanzi ai problemi non è altro che un modo di restare passivi davanti al tempo che passa e al passare della nostra vita.Cioè voglio dire il non affrontare i problemi o la vita è di un modo per viverla? Io credo di si…. Ed ecco che solo capendo questo si può capire chi contesta ed a volte odia questa strana vita.Già se per alcune persone il vivere è felicità….. l’essere infelice non vuol dire automaticamente il non voler vivere …. Vuol soltanto dire che la vita è.Non so perché sto scrivendo questi miei strani pensieri…. Non so perché ho questi strani pensieri…non so… non so…Eh si non so! .. o non voglio sapere…ma ….sapere … sapere … già forse è proprio questo il problema… sapere.. forse.Eh se un ostacolo cade cosa accade? Penalità… tempo perso… addio vittoria… arrivare per secondo…Forse è proprio chi ha capito che essere il numero uno non è nulla di che.. è la persona che non vuole saltare quel maledetto ostacolo. Già perché essere primo… alla fine prima o poi ci si deve arrivare tutti.E’ come dire che poca importa se uno affronta attivamente o passivamente la propria vita…. Tanto alla fine arriverà l’amica o nemica morte che con il suo alito ci trascinerà verso l’infinito…. Verso quella linea di confine tra il bene e il male ..verso quella linea di confine tra il giusto e lo sbagliato…. Verso quella linea che è il niente.E poco allora servirà essere stati bravi ragazzi…. Aver creduto in dio …. Aver aiutato…perchè il niente non esiste… perché non ci sarà più nessuna risposta a nessuna domanda…. Semplicemente perché il niente sarà il niente.
ops cosa ho trovato nel mio pc!!
Category: Varie ed eventuali


Non sono riuscito a leggere..magari se fossi andato a capo una volta ogni tanto veniva più semplice.
Magari ci riprovo in un altro momento eh? Però una domanda cosi che mi sorge spontanea..Che ti fumavi in quel periodo???
a dir il vero il file word era scritto in modo corretto e con altri caratteri ma quando ho fatto copia incolla è successo qualcosa di strano(sai la mia “conoscenza” informatica ),e a dirla tutta è pure sparito il titolo!!! perchè??? . sono proprio ignorante!!! cmq cercherò di modificarlo senza far danni. PS fumavo il sigaro… ovvio!!! il problema è quanto bevevo hi hi hi hi
MORIIIIIIICCCCCCCCCCCCC!!!!!!!!!!!!!!!
Dagliela più spesso!!!!!!
Dopo la prima risposta, della quale sono comunque convinto in generale, ossia: se tutte le gnocche la dessero senza problemi, tutti sarebbero impegnati a trombare e non ad interessarsi ad altre puttanate. Non dico che finirebbe anche la guerra nel mondo, ma sicuramente migliorerebbero molte cose!
Detto questo posso passare alla mia visione seria delle cose!
Quello che ho capito in definitiva è poco, ma mi pare che le questioni principali del dibattito siano due:
1. Affrontare i problemi della vita in modo attivo o lasciarli scorrere passivamente rimandandoli e sperando che si risolvino da sè;
2. Nel caso si scelga la prima delle ipotesi, affrontarli con un approccio teorico (studio e interpretazione di altro/altri) o con un approccio empirico (basarsi sull’esperienza personale).
Se la prima questione mi fosse stata posta 5-8-10 anni fa non avrei avuto dubbi: affrontarli in tutto e per tutto a costo della morte! Ora dico: affrontarli in tutto e per tutto! No, non sono schizzofrenico. Semplicemente è giusto accettare un processo di maturazione che è in atto perennemente nella vita dell’uomo, guai se non fosse così! E quindi è giustissimo che le idee che ha un adolescente siano leggermente diverse da quelle di un 25enne e che quelle di un 25enne siano leggermente diverse da quelle di un 40enne e così via… Su una persona non vive una evoluzione è morta dentro!
Attenzione: LEGGERMENTE! Questo significa che comunque deve regnare la COERENZA: non esiste che idee e pensieri vengano stravolti. Questo non sarebbe un processo di maturazione, ma il caos mentale. E se l’individuo è in preda al caos mentale non è in grado dicondurre una vita degna.
Bastano poche idee cardine, ben precise e soprattutto ben radicate! Poi queste possono essere aggiustate dall’esperienza e quindi dalla maturazione. Ma di base le devi avere!
Gli adolescenti, almeno quelli di una volta, anche se non tutti ovviamente, e voglio credere che lo siano anche quelli di oggi, pur non essendo per niente convinto, erano idealisti. Credevano di poter e dover combattere fino alla morte per la loro idea. Giusta o sbagliata, nel bene o nel male. Nobile! Ma frutto più della tradizione letteraria che di una meditazione realistica sulla vita.
Bene io ero e sono fiero di essere stato uno di questi! Quindi, tornando alla domanda “affontare un problema o lasciarselo scorrere addosso”, beh era una domanda che non aveva proprio ragione di esistere. Affrontare sempre e comunque a costo della morte!
Poi una persona, crescendo, fa i conti con la vita di tutti i giorni e si accorge che non è quella dei film, delle fiabe, dei racconti, dei romanzi, dei sogni. La realtà è diversa! Tra parentesi: fateci caso! Chi non ha avuto questa evoluzione (passaggio dai sogni alla realtà) fa parte di quelle persone che critichiamo perchè appunto vivono nel loro mondo idealizzato e irreale. Non è possibile vivere da adulti nel mondo dei sogni! E’ giusto farlo da bambini e fino alla passaggio critico dell’adolescenza, ma c’è prima o poi un momento in cui si deve evolvere!
E quindi? Che ne resta degli ideali nobili dell’adolescenza? Qualcuno potrebbe criticare questa “evoluzione”, questo risveglio nel mondo reale perchè porta ad abbandonare le cose in cui credevi, per cui volevi lottare…
Niente di più sbagliato! L’ho detto prima: alla base ci sta sempre la coerenza. Questo processo di maturazione non ti deve assolutamente portare a svincolarti da quelle idee cardine, che in quanto cardine, rimarranno sempre radicate nella mente, ma ti deve portare a reiterpretarle alla luce dei fatti di vita reali e della tua condizione, situazione, esperienza, in modo da renderli attuabili ed utilizzabili. Gli ideali non servono a nulla se lasciati sul loro piedistallo per sempre, considerandoli perfetti, immutabili, sacri! Vanno messi in discussione, migliorati!
Bene, ma allora? I problemi vanno affrontati o vanno scansati?
I problemi vanno affrontati in tutto e per tutto, ma non a costo della morte, come credevo un tempo. Tradotto in termini pratici: ci sono cose che una persona può cambiare, ce ne sono altre che escono dalla sua sfera di potere. Maturità è anche capire ed accettare questo limite, per non trovarsi a dover combattere contro i mulini a vento. Attenzione che questa scelta va fatta sulla base di una conoscenza profonda del problema e di una attenta valutazione dei proprio mezzi/capacità/possibilità. Non deve questa essere una scusa per dire “ah beh tanto non posso farci niente, quindi non affronto il problema”. Ognuno deve sapere perfettamente cosa può e cosa non può riuscire ad ottenere. Non appena si rende conto che lo può fare e lo può fare ad un costo (non economico ovviamente o non solo economico) ragionevole, lo DEVE fare!
Al di là di un dovere di coscienza, quindi di un dovere morale, c’è un’altra grande motivazione che secondo me basterebbe da sola a giustificare la scelta di affrontare un problema anzichè scansarlo: il rimpianto!
Il rimpianto è bestiale: se a distanza di tempo ti trovi a rimpiangere di non aver fatto nulla per cambiare una situazione, o per risolvere un problema hai perso!
Io preferirei non avere quel rimpianto, sapendo che avrei potuto fare qualcosa, ma non l’ho fatto…
E poi ancora un altro motivo: se una persona affronta un probelma ha qualche possibilità di risolverlo, altrimenti, se aspetta e spera che si risolva da solo… sapete tutti come va a finire.
Ecco quindi come la penso. La mia idea cardine è affrontare i problemi!
Tutto è però in precario equilbrio: bisogna fare i conti coi i costi! Valutare sempre il rapporto costi/benefici! E anche qui sono sicuro di dover dare una spiegaione, al fine di non essere frainteso!
Non si tratta di opportunismo o di fare solo il proprio interesse o ancora di agire solo se se ne trae beneficio. Assolutamente errato!
Ma mi spiegate che sensa ha per esempio risolvere un problema creandosene altri 10? Che senso ha per risolvere un problema mettere in diffioltà se stessi o altre persone? E potrei continuare all’infinito!
L’unica cosa da fare è valutare bene caso per caso la situazione particolare. Non esiste una regola fissa per agire. Perchè può anche capitare che quel problema ti stia talmente a cuore che sei disposto a rinunciare a molto, a fare di tutto, ad affrontare nuove difficoltà pur di risolverlo. E allora hai ragione, vai e affrontalo anche se non ti conviene! Perchè ci sono cose che vanno al di là della ragione, del calcolo e delle valutazioni. Ma deve essere una decisione meditata e presa lucidamente, non in preda alle emozioni dal momento.
Bene. Ora ho dato la mia visione personalissima del primo punto. Per il secondo punto la cosa è più semplice, più breve! Alla prossima puntata!
Secondo punto: approccio teorico o empirico?
Come al solito un mix ben ponderato dei due!
Tutto dipende dal problema da risolvere. Capito bene quello, la soluzione viene di conseguenza o quasi. Il problema è che spesso ci si concentra sulla soluzione di un problema che non è quello vero, ma un problema fittizio che ci fa comodo per non voler vedere il problema vero.
Comunque sia anche in queesto caso una preferenza personale ce l’ho: l’approccio empirico.
Credo che per quanto ci possano essere stati studiosi, filosofi, letterati, psicologi dalle teorie rivoluzionarie e illuminanti, l’esperienza personale rimanga troppo importante nell’affrontare un problema personale. Personale però, perchè se trattiamo problemi storici, politici, ambientali o di qualsiasi altro tipo che sia “scientifico” allora il discorso è diverso. Ma se ci limitiamo ai problemi di vita, nostri, personali non c’è nessun genio che possa entrare nella nostra mente al posto nostro. C’è sì da prendere spunto da chi ha avuto problemi simili o da chi ha affrontato magari l’argomanto in generale, ma poi, nello specifico, bisogna guardarsi dentro e, a mente serena, trirar fuori la soluzione. Forse è qui la parte più complicata, perchè quando sei psicologicamente coinvolto in (o stravolto da) un problema è difficile trovare la lucidità per affrontarlo. Ecco che allora subentrano gli aiuti esterni, ma rimango dell’idea che nessuno possa immedesimarsi a tal punto in un’altra persona da pensare come lei e soprattutto decidere per conto di lei.
Ecco il perchè l’approccio empirico ha un ruolo predominante: dobbiamo affrontare i nuovi problemi sulla base dell’esperienza fatta in passato. E se sbagliamo va bene lo stesso: meglio sbagliare per una propria scelta errata che per una che ti ha indotto a fare un’altro.